“Inattesi ospiti, uomini dell’I.N.F.S. irrompono nel Salento abbattendo quattro cigni reali (tre dei quali risulteranno assolutamente sani e uno malato di aspergillosi, malattia che con l’influenza aviaria nulla ha a che vedere), la Regione insorge lamentandosi formalmente con il Ministero e la mattanza si ferma o meglio, si sospende. L ’I.N.F.S. ha infatti richiesto alla Regione l’autorizzazione ad abbattere altri cigni (pare 24), motivo per il quale è chiamata a pronunziarsi l’unità di crisi. E’ lecito chiedersi a quale scopo? Quale finalità scientifica si cela dietro questo progetto di prevenzione realizzato a colpi di fucile in assenza di un’epidemia?” Così il Vice Presidente di ANMVI PUGLIA, Sergio Caporaletti, in un comunicato alla stampa sulla gestione del controllo selvatici nella Regione. “In zone diverse della provincia – si legge nel comunicato- sono stati rinvenuti tre cigni morti poi risultati positivi al virus H5N1, ma le centinaia di test effettuati successivamente su volatili, presso la locale sezione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale, hanno dato esito negativo sia su animali vivi che su soggetti morti per altre cause. Casi isolati, quindi, e non la temuta epidemia; nulla di paragonabile a quanto succede in altri paesi in Oriente come in Europa, nessun allarme rosso, ma solo una situazione da tenere attentamente sotto controllo. Monitorare, dunque, e farlo attentamente con approccio scientifico scevro da qualunque condizionamento strettamente etico, da una parte, e propagandistico dall’altra, nel rispetto della vita compatibilmente con le necessità di prevenzione”.
Ma per il Vice Presidente Caporaletti “ la follia profilattica raggiunge il suo apice nelle notizie di stampa secondo cui la AUSL LE/2 si starebbe apprestando a mettere in atto un piano di monitoraggio dei gatti vaganti presenti nei territori limitrofi a quelli in cui sono stati rinvenuti i cigni morti. Difficile comprendere le motivazioni che portano a questa scelta. Ora, assodato che in assenza di cigni malati, non si può parlare di epidemia, dove potrebbero i malcapitati gatti reperire elevate dosi di virus? Perché individuare come specie a rischio quella che ha probabilmente, per sua natura etologica, meno possibilità di contrarre malattia? Può il Ministero della Salute aver smentito se stesso e autorizzato, in accordo con l’Assessorato Regionale alla Sanità, un programma non previsto dalle leggi vigenti? Sarebbe interessante poi conoscere nei dettagli il progetto per sapere come si intenda catturare i gatti, dove si abbia intenzione di ospitarli considerato che non esistono in Provincia gattili attrezzati, che tipo di esami si abbia intenzione di effettuare, ma soprattutto il perché si sia ritenuto necessario effettuare questo intervento.
Finché questi quesiti resteranno senza risposta conclude il comunicato sarà lecito credere che la scienza abbia lasciato il posto alla propaganda e che, in assenza di piani efficaci mirati al censimento e controllo delle popolazioni animali, si improvvisino misure volte a sollevare cortine di fumo acre davanti all’opinione pubblica in spregio a qualunque norma sulla tutela del benessere animale”.