''L'attivita' di controllo e vigilanza veterinaria deve rimanere in capo alla sanita' pubblica, non per marcare una separazione dal settore dell' agricoltura, con cui vanno sviluppate e mantenute le necessarie sinergie, ma per continuare a garantire una continua prevenzione nell'ambito delle politiche di tutela della salute pubblica''. Lo ha detto, richiamando l'emergenza influenza aviaria, l'assessore provinciale alle politiche per la salute, Remo Andreolli, intervenendo al secondo dei tre incontri di formazione promossi dalla Federazione provinciale allevatori, Istituto agrario di San Michele all'Adige e Istituto Zooprofilattico sperimentale delle Venezie per riflettere e confrontarsi sui problemi e sulle prospettive del settore zootecnico. L' incardinamento dei servizi veterinari nel settore della sanità pubblica e' una particolarità dell'Italia.
Altrove, in particolare nei paesi dell'area tedesca - ma anche, caso unico in Italia, nella vicina provincia di Bolzano - tale ambito di attivita' fa riferimento organizzativo al settore agricolo. Nella realta' trentina, le attivita' di vigilanza e controllo veterinari sono affidate all'Unita' operativa Igiene e Sanita' pubblica veterinaria dell'Azienda provinciale per i servizi sanitari (40 veterinari piu' altri 12 in convenzione), che ha competenza sull'intero territorio provinciale ed e' organizzata in un ufficio direzione, che ha sede a Trento, e in 5 nuclei operativi, articolati in 10 sedi periferiche. L'Unita' Operativa ha come finalita' la tutela della salute pubblica, intesa come protezione dell'uomo nei confronti di patologie direttamente o indirettamente correlate con gli animali e l'ambiente e la tutela della salute e del benessere animale, anche in funzione della salvaguardia del patrimonio zootecnico. Il controllo delle malattie e del benessere delle popolazioni animali, sia domestiche che selvatiche, l'igiene degli alimenti e l'igiene ambientale, hanno quindi come obiettivo la salvaguardia della salute e dell'economia agroalimentare, a vantaggio dei consumatori, allevatori, proprietari di animali, personale delle industrie zootecniche e parazootecniche, animali e ambiente. L' occasione per riaffermare l'importante ruolo del servizio veterinario e' stata offerta dall'incontro di formazione per gli allevatori trentini dedicato agli aborti nelle bovine da latte, evento che si verifica mediamente 3-4 volte ogni cento nascite e che puo' essere imputabile a cause di natura accidentale (botte, cadute) o per malattie dovute a virus o batteri. Il danno, in ogni caso, e' solo di natura economica, non essendovi alcuna conseguenza per la salute umana. Fondamentale, nella prevenzione e lotta agli aborti bovini, e' la diligenza e scrupolosita' con la quale gli allevatori devono seguire alcune regole di profilassi in stalla ed il monitoraggio delle aziende da parte dei servizi veterinari. (ANSA)