Correttivi in arrivo sugli investimenti "qualificati" e obbligatori delle Casse di previdenza dei professionisti. Mancano i decreti attuativi e la norma è in stallo. Con l'ultima legge annuale per la concorrenza si riconoscono esenzioni fiscali sugli investimenti "qualificati" delle Casse, ma soltanto se investono, obbligatoriamente, in Fondi per il "venture capital", capitale destinato a sviluppare l'innovazione. Ma in assenza dei decreti attuativi è tutto fermo.
La spinta del Mimit, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, ad investire sulle start up innovative (quasi 6.000 secondo una ricerca del Politecnico di Torino e InnovUp) si è esaurita di fronte alle difficoltà di conteggiare gli importi. Le percentuali di investimento sono di almeno il 5% dell'ammontare degli investimenti, a salire del 10% nel 2026. Un correttivo normativo potrebbe chiarire se l'investimento qualificato sia calcolabile sulla base di impegni, vincolanti ma ancora da finalizzare, o di investimenti effettivamente già fatti. La prima opzione è quella che le imprese di Italian Tech Alliance stanno caldeggiando. I correttivi potrebbero arrivare non per via normativa, ma con delle Faq a cura del Mimit.
Il contesto- Il dossier che accompagna la Legge annuale della concorrenza stima un ritardo italiano negli investimenti "venture capital" nella innovazione tecnologica. Per stimolarli, il Mimit ha deciso di vincolare una quota degli investimenti delle casse di previdenza professionali, in cambio dell'attuale esenzione fiscale sui redditi finanziaari di cui beneficiano le casse. La stima è di mobilitare investimenti tra 1,5 e i 3 miliardi. L'Adepp aveva salutato la norma come "un giusto compromesso", frutto di emendamenti volti a moderare l'impegno finanziario vincolante delle Casse.
Il regime di esenzione tributaria per gli investimenti "qualificati" - cioè nell'economia reale nazionale- è stato introdotto nel 2017 (commi 89 e 92 e commi 90 e 91 della legge di bilancio n. 232 del 2016) con la finalità di incoraggiare le casse di previdenza dei liberi professionisti a optare per investimenti (es. azioni, prestiti, fondi di investimento ecc.) con un ritorno di vantaggio per il tessuto economico nazionale.