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ASL BARI 5, VETERINARIO IN CARCERE

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Gli investigatori lo definiscono «il motore operativo» dell' organizzazione. Vincenzo Laterza, 58 anni, di Polignano, veterinario dell' Asl Bari 5, costringeva il titolare del macello di Conversano a versare «ingenti somme di denaro», e in cambio, ad esempio, emetteva certificati sanitari anche per carni mai sottoposte ad analisi di laboratorio. Oppure obbligava i commercian ti di prodotti ittici che lui stesso avrebbe dovuto controllare a contattare per l' Haccp la Quality Systems, intestata alla moglie, Anna Borracci, di 51 anni. La donna, da ieri, è agli arresti domiciliari. Vincenzo Laterza, invece, è in carcere, così come i suoi due presunti complici Giovanni Maggipinto, di 57 anni, di Putignano e Paolo Fiume, di 52 anni, di Monopoli, rispettivamente direttore del dipartimento di Prevenzione e operatore di vigilanza e ispezione della Asl Bari 5. A far scattare l' inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Francesca Romana Pirrelli, un esposto anonimo recapitato nell' agosto del 2005 alla guardia di finanza. Indagando sul macello, gli uomini delle fiamme gialle della compagnia di Monopoli sono arrivati a Vincenzo Laterza, il veterinario dell' Asl incaricato di eseguire i controlli. L' accusa è grave. «Il funzionario - spiegano gli investigatori - incassava denaro dalla società che gestisce il mattatoio, a titolo di pagamento per servizi e forniture, che in realtà dissi mulavano, con tutta probabilità, ben altro genere di remunerazione». Vincenzo Laterza, secondo l' ipotesi investigativa, otteneva soldi e in cambio permetteva alla struttura di macellare anche il sabato o la domenica quando lui, che avrebbe dovuto controllare, non c' era o emetteva certificati per carni non sottoposte ad analisi. Quando poi le verifiche venivano effettivamente compiute Vincenzo Laterza non compilava la bolletta per le ispezioni, permettendo alla società che gestisce il mattatoio di non pagare i diritti sanitari e causando inevitabilmente un danno alla Asl di Putignano. Giovanni Maggipinto avrebbe dovuto vigilare sull' operato del veterinario e invece non lo ha fatto, non accorgendosi, così come avrebbe dovuto, del mancato versamento dei diritti sanitari. Del resto era stato lui stesso ad attribuire al funzionario l' incarico di veterinario del macello di Conversano e di responsabile del servizio controlli ittici. Vincenzo Laterza, spiegano gli uomini delle fiamme gialle, firmava le bollett e di controllo senza eseguire le normali verifiche, obbligando i commercianti di pesce a rivolgersi per la certificazione dell' Haccp alla società intestata alla moglie. Paolo Fiume era il suo più fidato collaboratore, l' uomo che spesso si sostituiva a lui nei controlli (anche se non essendo veterinario, non ne aveva alcun titolo), o che altre volte compilava materialmente le bollette false per verifiche mai eseguite. Non solo. Tra le accuse, riportate nell' ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip Giuseppe De Benedictis e contestate a Vincenzo Laterza e Paolo Fiume, anche quella di aver asportato le marche da bollo dalle autorizzazioni sanitarie. L' inchiesta conta anche 38 indagati. La truffa ha causato alla Asl un danno di 400 mila euro. (Repubblica Bari, 5 aprile 2006) Gli sviluppi dell’inchiesta Straordinari svolti solo sulla carta, denaro percepito senza aver mai erogato prestazioni. Così 23 veterinari, per mesi e mesi, hanno truffato la Asl Bari 5 per la quale lavorano. La truffa è stata scoperta dagli uomini della guardia di finanza di Monopoli che su disposizione del sostituto procuratore Francesco Bretone hanno sequestrato 117mila euro, e cioè la somma che i profession isti avrebbero dovuto ricevere per il 2005. L' inchiesta costituisce una tranche delle indagini che martedì hanno portato all' arresto del responsabile del Dipartimento di prevenzione, Giovanni Maggipinto, del veterinario Vincenzo Laterza e della moglie Anna Borracci, e dell' operatore di vigilanza e ispezione Paolo Fiume. Gli uomini delle fiamme gialle, indagando sulle irregolarità nel sistema dei controlli al macello di Conversano e alle ditte di prodotti ittici, hanno scoperto che 23 veterinari dell' Ausl avevano percepito indebitamente denaro per ore di straordinario in realtà rimaste solo sulla carta e previste dal "Fondo della retribuzione di risultato", uno strumento che prevede l' attuazione di programmi di lavoro extra in cambio di compensi aggiuntivi rispetto allo stipendio normale. Era stato proprio Giovanni Maggipinto ad avviare la procedura per accedere al "Fondo della retribuzione di risultato", predisponendo un piano di lavoro denominato "Progetto obiettivo - prestazioni aggiu ntive". In pratica, secondo il piano, i veterinari appartenenti ai distretti di Putignano, Monopoli e Gioia del Colle e i dirigenti delle tre aree avrebbero dovuto erogare prestazioni anche di sabato, certificando con un timbro la propria presenza sul posto di lavoro. I finanziamenti del Fondo dovevano essere ripartiti «in maniera forfettaria». E così è avvenuto, almeno per il 2004. Soltanto che, hanno accertato gli uomini delle fiamme gialle, le ore di straordinario sono rimaste soltanto sulla carta. «Numerosi turni di servizio indicati a "copertura" della giornata del sabato - spiegano gli investigatori- non sono masi stati svolti; alcuni dei medici veterinari, pur nominalmente indicati come partecipanti al progetto, non hanno di fatto mai effettuato alcuna prestazione lavorativa nella giornata di sabato». Altri, invece, pur risultando formalmente in servizio non hanno mai lavorato. Così la direzione generale dell' Asl ha erogato a ciascun professionista la somma di più di 2.360 euro a titolo di saldo per il 2004 e 3.500 euro come acconto per il 2005. Le indagini della guardia di finanza hanno permesso di scoprire la truffa. E così per evitare che i veterinari continuassero a percepire soldi per ore di straordinario in realtà inesistenti, il sostituto procuratore Francesco Bretone ha disposto il sequestro di 117mila euro, la somma residua del "Fondo della retribuzione", i soldi che la direzione generale avrebbe dovuto liquidare per il saldo del 2005 e come acconto del 2006. I 23 veterinari sono accusati di truffa. Tra loro c' è anche Giovanni Maggipinto e Vincenzo Laterza arrestati dalle fiamme gialle nell' ambito dell' inchiesta sulle irregolarità nei controlli al mattatoio di Conversano e alle aziende di prodotti ittici. Secondo il sostituto procuratore Francesca Romana Pirrelli, Vincenzo Laterza avrebbe costretto i commercianti a rivolgersi alla società intestata alla moglie per le pratiche dell' Haccp. Giovanni Maggipinto, dice l' accusa, non avrebbe mai ammonito il veterinario. (Repubblica Bari 7 aprile 2006).