Il Presidente dell’ANMVI, Carlo Scotti, ha scritto ad Alvaro Buccheri, Segretario Nazionale di SOS Animali in merito alla colonna di pronto soccorso veterinario diretta in Sardegna e in Sicilia per le sterilizzare i randagi ospitati in alcuni canili.
“Senza voler qui approfondire la complessa problematica del randagismo canino e felino- scrive Scotti- occorre puntualizzare che l’iniziativa animalista della Colonna Mobile di Soccorso Veterinario - per come annunciata dal sito sosanimali.org e presentata dalle agenzie di stampa -si inserisce in ambiti di sanità pubblica e di competenza prettamente veterinaria”. La lettera ribadisce che la tipologia di struttura utilizzata, una clinica veterinaria mobile, non è consentita dalle vigenti disposizioni di legge e osserva che l’iniziativa solleva interrogativi circa le garanzie medico-sanitarie al paziente animale. Le disposizioni di legge sulle strutture veterinarie autorizzabili " disattese nel caso in oggetto- scrive il Presidente dell’ANMVI- sono infatti finalizzate a garantire che le prestazioni medico-veterinarie vengano erogate in strutture aventi precisi requisiti minimi strutturali, tecnologici ed organizzativi”. Inoltre, i medici veterinari coinvolti nell’iniziativa sono “esposti a violazioni di legge per esercizio della professione in struttura sanitaria non autorizzata e a violazioni del Codice Deontologico Veterinario”. Non solo: in caso di personale volontario non medico veterinario che presti qualunque pratica sanitaria nei confronti degli animali si configura il reato di esercizio abusivo della professione. SOS Animali dal proprio sito stima “ un intervento prolungato” e per fronteggiare i costi ha aperto un conto corrente in favore dell’Operazione OSPE (Operazione di Sterilizzazione Porto Empedocle), la prima della quale l’associazione animalista si occupa da tempo. Bucchieri aveva anche lanciato un appello web ad “aspiranti volontari”.
La lettera dell’ANMVI, di cui è stata informata anche la candidata verde Cristina Morelli,sostenitrice dell'iniziativa, si conclude asserendo che “ il mancato coinvolgimento dell’Ordine professionale veterinario nella progettazione e nella realizzazione dell’iniziativa in oggetto rappresenta una forma di disconoscimento dell’istituzione preposta alla tutela dell’utenza destinataria delle prestazioni veterinarie, così come il mancato interessamento della categoria medico-veterinaria attraverso le proprie organizzazioni associative denota disattenzione nei confronti di professionisti, pubblici e privati, impegnati capillarmente sul territorio nazionale a garantire la salute animale e la sanità pubblica”.