“Nonostante gli sforzi dei veterinari, la displasia dell’anca è ancora oggi la malattia scheletrica che crea più problemi agli allevatori.” Partono da qui gli autori dell’articolo “Nuove frontiere della displasia dell’anca: un ulteriore aiuto agli allevatori per la selezione del riproduttore” pubblicato sulla rivista I Nostri Cani (marzo 2006), per dibattere su “uno dei più grandi nemici degli allevatori”: la diagnosi precoce. L’affondo degli autori, il prof Ferdinando Asnaghi ( medico veterinario specialista in patologia e Clinica degli Animali d’Affezione ad indirizzo ortopedico LP Milano) e il dottor Paolo Piccinini ( specialista in patologie e clinica degli animali d’affezione), è a pagina 19, dove si spiega “perchè tutto ciò è nemico degli allevatori”. “Semplicemente perchè – sostengono gli autori- l’allevatore quando andrà a prendere una monta potrà non essere certo del grado di displasia di quel cane. E non raccontiamoci frottole di proposte di sterilizzazione o comunicazioni all’ENCI, che sono spesso solo parole non supportate dai fatti e mai organizzate. Chiunque ha vissuto un pò di cinofilia lo sa chiaramente! E’ facile capire quindi che a parte il “business per i veterinari ortopedici, mascherato spesso da una prrposta di migliore qualità di vita del cane la diagnosi precoce che preveda questo tipo di percorso ( sinfiosiodesi pubica) diventa uno dei più grandi nemici degli allevatori” La replica, inviata alla Direzione Responsabile del giornale ufficiale dell’ENCI non si è fatta attendere. L’hanno sottoscritta Carlo Scotti, Presidente ANMVI, Massimo Baroni, Presidente SCIVAC e Bruno Peirone, Presidente della Società Italiana di Ortopedia Veterinaria: “ l’articolo pubblicato sulla rivista ufficiale ENCI, per quanto firmato da due veterinari, contiene delle illazioni gratuite che diffamano la categoria professionale dei medici veterinari; viene infatti affermato che certe scelte diagnostiche e terapeutiche nel campo dell’ortopedia veterinaria siano motivate da “business, mascherato spesso da una proposta di miglior qualità della vita del cane”. Senza entrare nel merito dei contenuti scientifici dell’articolo che denotano gravi carenze di aggiornamento, riteniamo l’affermazione citata estremamente offensiva oltre che assolutamente infondata e siamo meravigliati che la rivista ufficiale dell’ENCI si presti a favorire situazioni di sfiducia da parte degli allevatori nei confronti della professione veterinaria e nello stesso tempo a creare diffidenza nei confronti dell’ENCI da parte degli stessi medici veterinari. Siamo invece consapevoli di quanto sia indispensabile una sinergia tra gli allevatori cinofili ed i medici veterinari al fine di migliorare la selezione e la salute del cane di razza; sinergia che deve presupporre il pieno rispetto reciproco e delle rispettive competenze”. La replica si chiude con la richiesta di pubblicazione ai sensi della normativa vigente sulla stampa e del diritto di replica.