• Utenti 10
  • Articoli pubblicati dal 4 novembre 2001: 32060
cerca ... cerca ...

TRACCIABILITA' E BIOTECH: PRIMO RAPPORTO

Immagine
In Europa circola ''un numero limitato di prodotti biotech ed il materiale geneticamente modificato (Ogm) e' poco utilizzato nei prodotti alimentari''. Non solo. Un buon numero di imprese straniere che vendono alimenti in Europa ''non utilizzano piu' olio di soia o ingredienti proteici geneticamente modificati per evitare di doversi conformare alla normativa europea sugli Ogm, considerata pesante e onerosa. Al punto che ''un paese terzo grande esportatore di prodotti alimentari ha dichiarato di non esportare più alimenti trasformati verso l'Europa, per le esigenze che pone la sua regolamentazione''. E' quanto afferma il primo rapporto della Commissione europea, di cui l'Ansa ha avuto visione, sull'attuazione delle regole comunitarie relative alla tracciabilita' e all'etichettatura degli Ogm, e alla tracciabilita' dei prodotti destinati all'alimentazione dell'uomo e degli animali prodotti a partire da materiale biotech. Insomma, il regolamento Ue 1830 del 2003, entrato integralmente in vigore dal 16 aprile del 2004, sembra reggere benissimo all'assalto del biotech, nonostante le informazioni e l'esperienza realizzata dalla sua attuazione siano molto limitate. Dalla lettura del rapporto appare chiaramente che sia gli operatori comunitari, sia quelli extra-Ue, hanno dovuto fare i conti con le nuove regole europee. I settori europei dell'alimentazione e della distribuzione in particolare, ''esitano ancora a commercializzare derrate alimentari e mangimi Ogm causa la reazione negativa che si attendono da parte del consumatore europeo''. Attualmente - precisa la relazione messa a punto dagli uffici del commissario europeo all'ambiente Stavros Dimas - l'industria europea sembra rispondere alla domanda di dettaglianti e consumatori che auspicano procurarsi prodotti non biotech, e in conseguenza si sforza di evitare l'acquisto di ingredienti prodotti a partire dagli Ogm o che ne contengono''. Sul fronte del commercio mondiale invece, ''un'associazione industriale di un paese terzo ha reso noto alla Commissione Ue che le ''esigenze del regolamento Ue sarebbero la causa della riduzione delle esportazioni in Europa di prodotti biologici certificati contenenti soia. Questo problema - si legge - viene attributo alla soglia - che definiscono restrittiva - dello 0,9% di presenza fortuita in ogni alimento di Ogm autorizzati dalla Ue. Rappresentanti dell'industria alimentare dei paesi terzi denunciano anche, come conseguenza dell'applicazione della normativa Ue, ''costi amministrativi e finanziari inaccettabili per i piccoli esportatori di prodotti alimentari''. Del resto, ''un servizio amministrativo d'Oltre-Atlantico, giunge a sostenere che il regolamento europeo sugli Ogm ostacola gli scambi perche' troppo restrittivo e dissuade i produttori a mettere degli Ogm sul mercato''. Tuttavia i dati disponibili con confermerebbero questo punto di vista. Cosi' a poco piu' di un anno dalla applicazione della normativa in Europa il governo americano (e alcune associazione dell'industria alimentare di paesi terzi) ha chiesto alla Commissione Ue di ''cooperare nell'ottica di una armonizzazione o di un certo riconoscimento reciproco per gli scambi di prodotti geneticamente modificati in modo da venire incontro ai costi amministrativi che devono sostenere le piccole imprese''. La normativa europea piace invece alle organizzazioni non governative europee, che vi trovano pero' un grosso neo: la mancanza di tracciabilita' per i prodotti derivati da animali (latte, carne, uova, lana, ecc.) alimentati con mangimi biotech. (ANSA)