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TRUFFA AL SSN? VECCHIO FALSO SCOOP

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Da “I veterinari truffano l’Asl” , di Antonio Arduino ( La Gazzetta di Caserta 10/05/2006): “Amare gli animali va bene, ma quando occorre mettere mano alla tasca per curare il cane, il gatto o il pappagallino le cose cambiano. Già bisogna pagare la parcella del veterinario se si aggiunge anche il costo del farmaco chi curerebbe il proprio animale? A risolvere il dubbio arriva la prescrizione del farmaco ad uso umano su ricetta veterinaria. Una ricetta per lo più anonima, dovendo riportare il tipo di animale ed il nome del proprietario che normalmente mancano, che dice anche quello che non dice”. Il giornale locale di Caserta torna sul presunto scandalo delle prescrizioni di farmaco ad uso umano destinato ad animali a danno del Sistema Sanitario Nazionale e ricade nel falso scoop di cui fu vittima Striscia La Notizia nel 2002. All’epoca, dopo aver mandato in onda le dichiarazioni di un medico di Aversa, la testata satirica del TG5 fu costretta a smentirsi pubblicamente con un intervento in video di Laura Torriani, Segretario ANMVI. La Gazzetta di Caserta ricostruisce così il raggiro: “ quando la ricetta viene spedita in farmacia c’è sempre qualcuno pronto ad informare il cliente che di quel prodotto si può averne il rimborso “se il medico di famiglia lo segna”. Detto e fatto. Il paziente ne chiede la prescrizione del farmaco dicendo che il medicinale gli sarebbe stato anticipato (cosa vietata e punita dalla legge ndr) dal farmacista per un disturbo suo o di un familiare. Questo se il paziente è sveglio. Perchè come mostra la foto, accade anche che qualcuno porti al medico di famiglia direttamente la ricetta veterinaria chiedendone la prescrizione dei medicinali “ tanto li passa la mutua”. Però se con l’inganno il trucco riesce in questo caso si ottiene un secco ma deciso rifiuto. Naturalmente, il medico che dice no viene penalizzato, perchè il paziente non gli perdona la “perdita” del denaro e cambia medico di fiducia o meglio dire di “comodo”. Per ANMVI Campania che ha predisposto una nota di replica al giornale, “ non si capisce dove stia la responsabilità del veterinario che ha pieno diritto di prescrizione, per la salute ed il benessere dei propri pazienti e che, laddove lo ritenga necessario, in alcune situazioni, può legittimamente prescrivere farmaci ad uso umano. Una volta effettuata la prescrizione, il medico veterinario non ha alcuna responsabilità sul successivo comportamento del proprietario dell'animale e sul medico di base. I medici veterinari non “dimenticano di prescrivere farmaci ad uso animale” e non “inducono all’inganno” come gravemente affermato nell’articolo di Antonio Arduino, ma sono legittimati a prescrivere medicinali per la persona secondo l’istituto giuridico dell’uso improprio consentito se il principio attivo necessario non risulta registrato per uso veterinario. Può capitare che il medico veterinario debba andare oltre questa deroga nel caso di particolare urgenza o difficoltà a rintracciare il farmaco veterinario corrispondente. La necessità di ricorrere a farmaci ad uso umano trova totale legittimazione nelle norme di legge che disciplinano la dispensazione del farmaco veterinario, rispettano la professione medico-veterinaria e riconoscono il diritto alla salute dell’animale bisognoso di terapia. L’ANMVI ha sempre sostenuto il diritto del veterinario alla libertà di prescrizione nei limiti previsti dalla legge sostenendo però anche il dovere e l’impegno di privilegiare sempre il farmaco veterinario sia per gli aspetti sanitari che professionali. Per superare quindi questi problemi legati alla registrazione e distribuzione dei farmaci veterinari la professione veterinaria ha vinto la battaglia della dispensazione diretta del farmaco e dal 2001 il medico veterinario può cedere direttamente al proprietario, secondo limiti e modalità regolamentate, il farmaco veterinario di inizio terapia senza che il proprietario debba rivolgersi ad un secondo operatore sanitario e senza ritardare l’avvio della terapia a scapito dell’animale bisognoso di cure. Questa possibilità riconosciuta al veterinario è però oggi ancora scarsamente diffusa per grossi problemi gestionali, amministrativi e fiscali che dovranno essere risolti. Non riconoscendo al medico veterinario la piena titolarità di prescrizione, gestione e dispensazione del farmaco, anche la Gazzetta di Caserta cade nell’equivoco giornalistico a cui si allude nell’articolo di Arduino: quello di non ricondurre la truffa ai soli veri responsabili. Veterinari e animali non c’entrano”.